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Enrico
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2008


New York City - 2009

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Jun
8th
Mon
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america oggi

eh si, come dice enrico ho pubblicato le prime foto (clicca su questa qui sopra per vedere la galleria!). che rimane di questa esperienza? beh, in fondo poche e tante cose insieme. da qualche parte c’è una speranza: diceva mio padre che l’america è il nostro paese diec’anni avanti. non sarebbe male, perchè vorrebbe dire una presenza massiccia di tecnologia orizzontale (internet), poche auto private (praticamente: solo taxi e furgoni per le strade), diffusione di bei modi di fare (foto dentro i musei, parchi non solo per bambini e pensionati, tanti concerti e negozi specializzati).

però, mi si disse una volta che poche cose sono lineari, seguono un camino che va per gradi. piuttosto, ognuna ha il suo percorso, sebbene sembri strano o assurdo. ad esempio, in un paese che teme il terrorismo ad ogni passo, non esiste l’obbligo di tenere chiuse le reti wireless con la password, come da noi -col pretesto che ci entri bin laden. così, gli americani navigano praticamente ovunque coi loro pc (che poi sono SEMPRE mac), mentre noi abbiamo le mortifere chaivette internet e i loro piani tariffari da strozzini. avere un iphone, lì, ha davvero senso.

si aprono mercati, si creano canali dove passa il futuro, quello vero.

certo, non è tutto come nei film: la presenza della polizia è asfissiante, il clima da tolleranza zero di giuilani si sente tutto. le metro non hanno nemmeno un graffio di penna, per dire. certo, sono pulite, ma non avremo più un altro basquiat.

e poi vabbè, chi viene a nyc pensando di trovarci un film, rimane un po’ deluso. non è proprio la città che non dorme mai, se non abbiamo potuto provare l’anitra pechinese perchè durante la settimana si chiude ALLE DIECI.

e, come scrivevamo, non sono mica anni luce avanti se nel locale fichissimo fanno suonare italiani davvero davvero imbarazzanti.

insomma, sebbene ti pare di conoscerla palmo palmo per quante volte tu l’abbia vista al cinema, nyc è diversa.

infondo, è semplicemente una città dove vivono tante persone.

persone, proprio come noi.

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Jun
6th
Sat
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Leaving NYC

Ed eccoci qui, con il nostro ultimo caffè americano in mano, pronti per ripartire. I bagagli sono pesantissimi, la strada fino all’aeroporto pare infinita e le forze che ci sono rimaste sono davvero poche. Meglio non pensare alla botta che ci aspetta lunedì mattina, e meglio non ripensare nemmeno a ieri sera, quando abbiamo dato fiducia alla guida che ci consigliava uno del live club piu’ all’avanguardia per il rock indipendente…abbiamo attraversato mezza città per torvarci di fronte un gruppo beh…ve lo dice enrico…

Io? no no, non ho il coraggio… da Trastevere…una band da Trastevere! E fin qui niente du strano anzi…ma mi sono vergognatodi essere italiano :D…la folla acclamante, fans e groupies scatenate…un rapper VERO al seguito e loro 3: Basso, chitarra e samples, e il mitico Bonghista…IL TUTTO FUORI TEMPO, STONATO, A CAZZO DI CANE!!!

Mi informerò…continuo a pensare che sia tutto uno scherzo o una goliardata: lo spero, altrimenti stavamo in un altra dimensione! :D

Invece è reale il fatto che ripartiamo…a me l’Italia manca parecchio, i miei spazi, anche il mio lavoro: il più grande parco giochi che ho mai visitato me lo lascio alle spalle con la meraviglia di chi vede tutto quello che ha sempre solo sentito dire e con l’orgoglio di chi poi l’ha toccato dal vivo.

Mi basta questo: la terra di Central Park sotto le scarpe, la pioggia presa nell’attraversata del ponte di Brooklyn, l’immagine di un grattacielo sulla Quinta, l’odore dei negozi vintage, la puzza di Ketchup sulle mani…

NYC cares…

Ci vediamo in Italia.

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jogging at central park

jogging at central park

Jun
5th
Fri
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a nyc tale

a nyc piove, e fa un freddo che non pare mica giugno. però il modo per spendere tutti i nostri risparmi lo troviamo lo stesso: oggi per esempio, dato che non ci facciamo mancare nulla, abbiamo pagato la stessa corsa di taxi TRE volte. cioè, l’ha pagata enrico. qui si passa tutto con la credit card, pure il taxi, e a questo giro, di ritorno da b&h (un posto incredibile, macchevvelodicoafare…) il primo passaggio ha dato errore. s’è riprovato, e tutto ok, ma all’uscita del taxi arrivano ben 3 sms dalla banca che avvisano del prelievo. vabbe, vedremo come si risolverà.

tra gli highlight di questi giorni però, non mancano alcune scene davvero da brivido. immaginate: il celeberrimo fillmore pieno come un uovo per gli isis (ma ne avete letto, no?). entriamo, prendiamo una birra ciascuno. il barista ci serve, e mentre rimane lì, ad aspettare la mancia, enrico comincia un balletto come fosse un tuca-tuca con se stesso. sbianca: ho perso il portafoglio, dice. occazzo e mo? vabbe, calma: ripercorri i movimenti, calcola, ripensa. spostiamoci qua, su sto tavolino. metti tutto il contenuto delle tasche fuori. ahhh, eccolo, pericolo rientrato, che sennò a parlamentare coi buttafuori giganteschi ci andavate voi…e il barista? vabbè dai, almeno tutta sta scenetta c’ha fatto risparmiare il dollaro di tip.

…e poi vi racconterò di quella volta in cui tutta la mia street credibility è caduta vertiginosamente, spalmata su una vetrina troppo pulita. ma vabbè, per il momento fermiamoci qui, che, sebbene in italia siano le due passate, qui è ora di cena…

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succede davvero

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it’s raining, man!

it’s raining, man!

Jun
4th
Thu
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visto a williamsburg (brooklyn)

visto a williamsburg (brooklyn)

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moma

moma

Jun
3rd
Wed
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Brooklyn e periferia

Ora siamo in hotel, a fare il punto su questi giorni in cui abbiamo cominciato a chiarire le idee, cambiare fuso orario e sopportare meglio i piedi doloranti per i chilometri su e giù dalle avenue.

Fuori piove, ma a sto giro non ci siamo bagnati come ieri, che abbiamo attraversato tutto il ponte di brooklyn a piedi (una mezz’ora) sotto una pioggia battente. e non siamo nemmeno così stanchi come ieri notte che, dopo il concerto dei Pelican e degli Isis (+ Thomb @Fillmore ), abbiamo vagato alla ricerca di un posto dove pisciare (:P) tra i Mc Donald’s e i bar della Settima Avenue.

Inutile starvi a dire troppo: dovevate esserci l’altra sera a sentire i Gomez in questo posto che si chiama Terminal-5, che è il club da concerti come dovrebbe essere, con un impianto che faceva suonare la band meglio che su un hi fi di un’audiofilo.

I taxi guidano velocissimi, i personaggi che girano sono gente uscita da Fuori Orario (il film) e i negozi sono quelli che sogneresti per fare ogni cambio stagione. meglio non guardare il conto della carta di credito…

Infatti unico “neo” (se lo dobbiamo definire così…) è che a New York c’è tutto quello che hai sempre sognato in breve tempo e a portata di carta: per noi con l’euro forte le tentazioni sono state tante…praticamente tutte colte!

Da segnalare calorosamente Brooklyn coi suoi negozi vintage e paccottaglia a buon prezzo, Williamsburg che praticamente è la zona Radical, che tutti sembrano usciti da un video degli Strokes: bellissimo!

Che dire: carta di credito leggera…siamo tornati bambini ;)

A presto!